Al solito posto la macchina di Giulio – Racconto in due puntate 1/2

Al solito posto la macchina di Giulio

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Se è vero che “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” come può la morte distruggere l’essenza di un individuo? Come può la nascita generare un’anima? Non è forse tutto il frutto di una trasformazione? Proprio come avviene con il ciclo dell’acqua: le cose variano e si deformano producono energie nuove. Se l’anima mia è destinata a trasformarsi nel moto perpetuo della vita e della morte, l’amore che sento potrà mai restare costante?
Su questo rifletteva Lisa seduta in macchina accanto a Giulio. Lui guidava silenzioso e come lei, pensava a cose estranee alla loro relazione e alla loro vita comune.
Lisa sapeva che la loro storia era finita.
Si distrasse ammirando il panorama che offriva la strada tortuosa di ritorno dal weekend in montagna. L’ultimo della stagione e l’ultimo con Giulio. Non erano nemmeno riusciti a litigare in quei tre giorni, tanta era l’indifferenza che nutrivano l’uno per l’altra. Se quell’ultima vacanza insieme doveva esser di qualche utilità, ora Lisa sapeva che era servita a chiarire a entrambi che la loro relazione era finita. Non C’era nemmeno bisogno di dirlo. Si sarebbero salutati e ognuno per la propria strada. In quel momento, seduta accanto a lui, mentre percorrevano gli ultimi chilometri prima di arrivare a casa, Lisa si sentì investire da una tristezza liberatoria, un vuoto carico di sollievo come il sopraggiungere della morte dopo una logorante agonia. Anche questo era uno dei sapori dell’amore? Sì, l’amore sa di amaro quando finisce, un amaro che lega la lingua al palato e secca la gola impedendo di parlare e allora si tace. È un silenzio che non porta nemmeno imbarazzo.
L’imbarazzo presuppone un’aspettativa. Mi sentirei in imbarazzo se questa situazione suggerisse di aprire una qualsiasi finestra su orizzonti comuni pronti a soddisfare desideri che ci unissero ancora una volta. Ma Giulio è stanco tanto quanto lo sono io.
Giulio ruppe il silenzio cancellando i suoi pensieri e Lisa trasalì nel sentire la sua voce:
“Se per te va bene, io andrei subito a casa. Passo domani a prendere le cose che ho lasciato da te”.
Con queste parole Giulio dichiarò l’Ora del decesso: 17,33.
“Grazie Giulio, domani sarò fuori tutto il giorno e tornerò molto tardi, le chiavi le hai, puoi passare quando vuoi”.
“Ok, Grazie”. Sì, grazie un corno! Sei sempre perfetta, composta e corretta. Che schifo! Che vigliaccata! Non abbiamo nemmeno il coraggio di dircelo chiaro. Ambiguità e falsità, solo questo rimane. Però! è la prima volta che mi capita di rompere così.
Distratto, Giulio non si era accorto di essere arrivato. Fermò la macchina all’ultimo, proprio davanti al portone di casa di Lisa. Scese, aprì il bagagliaio e prese la borsa, gliela consegnò con movimenti semplici e ovvi, senza l’accenno di un gesto affettuoso né tanto meno confidenziale, con estrema freddezza.
“Allora passo domani nel pomeriggio se non ti disturba sapermi in casa quando non ci sei”.
“No, no. Fai pure con comodo”.
“Allora ciao,”
“Allora ciao”.
Lisa si girò con la borsa a tracolla rovistando nel fondo in cerca delle chiavi. Giulio salì in macchina, senza girarsi, se ne andò. Non andò subito a casa, cambiò idea e comunque non voleva salire da lei, non voleva prolungare quella giornata, quel weekend così pesante e insopportabile. Che peso! Che noia! Che sopportazione! Sapeva di non poter incolpare Lisa. Lei era sempre stata molto corretta, spontanea e sincera. Era solo un suo problema. Quale problema non sapeva dire nemmeno a se stesso. Infatti era grato a Lisa per aver accettato una chiusura senza chiarimenti e senza dichiarazioni ufficiali. D’altra parte Lisa era una donna fuori dal comune. Già, lei era intelligente, metodica, precisa, perfettamente organizzata. Chissà che cosa non era scattato tra di loro. Si chiese se di quel rapporto l’unica cosa che gli sarebbe mancato sarebbe stato il sesso, come spesso gli era capitato quando aveva rotto in precedenza. Ma era così preciso e perfetto con Lisa anche quello che ormai era diventato scontato. Ma allora che cosa c’era che lo disturbava ora? Decidere di rompere in modo così ambiguo senza una scenata eclatante e plateale era nauseante. Se almeno fosse riuscito a litigare avrebbe avuto un motivo per essere in collera, invece niente.
Lei l’aveva preso così come l’aveva lasciato. Con metodo. In perfetto ordine.
Senza accorgersene, Giulio era arrivato a casa e stava parcheggiando al solito posto.
wiskyCi volevano un drink e due chiacchiere dopo tutto quel silenzio. Quindi entrò nel bar sotto casa.
“Ciao Gino, dammi qualcosa di forte. Di molto forte per favore. Mi voglio tramortire”.
“Va bene un whisky doppio senza ghiaccio?”
“Sì, possiamo cominciare con quello”.
“Se non sapessi che abiti qua sopra e che posso portarti a letto quando chiudo, ti avrei già buttato fuori. Che ti succede?”
“Ho rotto con la mia ragazza”.
“Mi dispiace. Brutta faccenda quando si rompe con una donna”.
“No. Perché? Era ora, la storia era finita e abbiamo chiuso!”
“Già, già. E allora perché ti vuoi ubriacare?”
“Per festeggiare”.
“Già. Allora festeggia”.
Gino gli passò il doppio whisky e tenne la bottiglia sul bancone a portata di bicchiere.
“Sai Gino, non mi ha detto niente”.
“Hai rotto tu?”
“No. Grande! Non trovi? Non è stato nemmeno necessario dircelo”.
“Allora non vi siete proprio lasciati”.
“Sì, sì, lasciatissimi. Domani quando lei non c’è vado a prendere le cose che ho lasciato a casa sua e lo sai cosa c’è di bello che so benissimo che troverò tutto a portata di mano, in bella vista e non dovrò nemmeno fare la fatica di cercare. Ma siccome lei è perfetta, è molto discreta e sensibile, non mi preparerà tutto in una scatola o in una borsa, no mio caro. Lei è precisa e farà in modo di non sembrare troppo esplicita, mi lascerà l’illusione di essermi preso da solo le mie cose, mi lascerà credere di essere stato io a decidere di andarmene, lascerà tutto lo spazio per i miei rimorsi, per i pentimenti e i rimpianti. Un’altra al suo posto mi farebbe trovare la valigia sul portone oppure aspetterebbe di vedermi arrivare per buttarmi le valige dalla finestra, direttamente sul marciapiedi. Ma lei è troppo nobile e signora. Lei se ne resta fuori per tutto il giorno e mi lascia il tempo perché sgombri casa sua e non mi faccia più vedere. Resta sott’inteso che dovrò lasciare le chiavi sul tavolino prima di uscire per l’ultima volta. Perché lei è così. Mi ha dato tutto e mi ha tolto tutto”.
“Ma se pensi di pentirti allora tu non lasciarla. Domani vai là e aspetti che torni, poi parlate e vi chiarite”.
“Sì, hai ragione Gino. Ho sbagliato a lasciarmi condizionare e a subire le sue volontà”. Giulio allungò il bicchiere e Gino lo riempì ancora una volta. bloccata“Lei ha creato tutta la situazione, ha condizionato le mie decisioni. Mi ha manovrato. Avrei dovuto salire e sbattermela ancora una volta, ma come piace a me e non come ha sempre voluto lei. Avrei dovuto togliermi la soddisfazione di vederla implorare e di pregarmi di non smettere e di farla godere fino allo sfinimento”.
“Lo puoi fare domani”.
“Sì, potrei farlo domani. Ma non servirebbe a niente”.
Ancora un sorso e il bicchiere era di nuovo vuoto.
“Sai Gino non posso nemmeno odiarla, mi è impossibile amarla, ma questa cosa mi disturba, mi infastidisce”.
“Sei geloso forse”.
“No, non c’è nessun altro. Versa qua, che ho sete, ma questa volta riempilo”.
Gino scosse il capo ma ubbidì e riempì il bicchiere fino all’orlo.
“Allora: non sono geloso, non sono depresso, non me ne frega niente, non sono innamorato, e che cazzo ci faccio qua da te a ubriacarmi?”
“Già è quello che mi chiedo anche io”.
“Te lo dico io Gino che cosa ci faccio! Io volevo una donna che colmasse i miei vuoti. Ho tanto cercato una donna che organizzasse la mia vita. Io ho bisogno di sapere che c’è una donna che mi aspetta quando torno a casa, una donna che mi lasci messaggi quando è in ritardo e che mi telefoni per dirmi di raggiungerla ai grandi magazzini per aiutarla a scegliere le scarpe che poi comprerà ignorando il mio parere. Io voglio una donna che rida alle mie battute e mi prenda in giro per come mi vesto, che mi critichi continuamente perché non mi rado. Una donna che mi faccia sentire stupido e che mi chieda continuamente cosa è meglio fare per farmi sentire importante. Una donna che mi metta difronte alle mie incapacità e che lodi i miei pregi e le mie virtù con le amiche. Una donna che mi permetta di essere un uomo, che mi tratti come un bambino concedendomi di essere fragile e al contempo virile, che mi permetta di giocare senza farmi vergognare”.
L’alcool ora aveva il completo controllo sui suoi riflessi e il viso cominciava a sciogliersi come cera al sole. Gli occhi erano sempre più cadenti e le palpebre scivolavano ai lati del viso lasciando una piccola fessura attraverso la quale uno spiraglio di luce riusciva ancora a filtrare mentre la bocca rallentava i movimenti e le sue parole uscivano come da una moviola, ma erano ancora ben comprensibili.
Ancora un sorso e il bicchiere era a meno di metà.al muro
“Gino voglio una donna che mi tolga da quel muro che mi guarda ogni volta che rientro solo. Una donna che riempia tutti gli angoli di casa dove mi rannicchio a piangere perché la solitudine è insopportabile. Gino, sono forti le donne sai, hanno una forza incredibile. Tu le puoi stringere fino a spaccare tutte le loro ossa ma sono comunque più forti. Gino tu ce l’hai una donna vero? Sì lo so che ce l’hai e si vede sai? Si vede perché sei forte e sei sicuro. Tu non torni a casa ubriaco perché hai una donna a casa che ti aspetta. Io invece mi posso ubriacare. Ora finisco il mio whisky e poi vado. Torno in quella casa vuota con i muri tutti bianchi e gli angoli spogli che mi chiamano e mi dicono: vieni Giulio, vieni Giulio e io ubbidisco e loro mi catturano e mi risucchiano, mi sento intrappolato, sepolto vivo. Una notte intera assorbito dal muro come se fossero sabbie mobili. Restano fuori solo il naso e la bocca così respiro e vomito. Sei mai stato catturato dal muro tu Gino? No eh? tu hai la tua donna che ti tiene saldo nel letto. Quando ci sono le donne i muri stanno buoni. Forse hanno paura delle donne i muri, sarà perché hanno strane idee le donne, loro hanno sempre un quadro da appendere, una mensola da fissare, un mobile da spostare e allora i muri se ne stanno buoni e cercano di non farsi notare altrimenti ecco che arrivano le donne con trapano, martelli e chiodi e gli fanno vedere di cosa sono capaci”.ubriacarsi
Giulio alzò il bicchiere a centottanta gradi e lo vuotò. Restò a osservare il fondo trasparente per controllare se si formava ancora una gocciolina di whisky.
“La cosa davvero ridicola, caro Gino, è che Lisa era proprio quella donna”.
Scese dallo sgabello, misurò l’equilibrio e la stabilità delle gambe per capire se avrebbe retto fino alla porta e salutò Gino.
“Ciao Gino credo di essere pronto per affrontare i muri di casa mia. Vado, ci si vede. Grazie per la compagnia”.

fine prima puntata

lascairsi

./. segue 

Monica Bauletti

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