#intellettualeoggi Chi è l’intelettuale oggi? dove va? che cosa fa? che cosa può fare?

3°m Terzo Millennio - Rivista Letteraria no profit - Registrazione Tribunale di Barcellona P.G. (Me) - n° 70/2009 del 01-6-2009

La Rivista letteraria internazionale 3°m TERZO MILLENNIO

  invita tutti a una riflessione sulla funzione degli intellettuali oggi nei rapporti con il potere.

Chi sono oggi gli intellettuali? Dove sono? Che cosa fanno? Sono vittime anche loro del “sommerso” soffocati dalle grida di piazza e dai cazzeggi dei social network?

A introdurre l’argomento vi proponiamo un poemetto di CARMELO ALIBERTI

Seguirà un intervento del direttore responsabile della Rivista Internazionale TerzoMillennio, NINO MOTTA, laureato in Lettere e in giornalismo, per alcuni anni insegnante, chiamato dalla passione per il giornalismo, ha lavorato per 10 anni al Messaggero e per altri 13 al quotidiano IL CENTRO, del Gruppo Espresso -Repubblica dove ha curato diversi settore ed è stato capostruttura in Abbruzzo. Molte le sue inchieste giornalistiche di grande interesse e le corrispondenze come inviato speciale.

Non mancate al dibattito, siete tutti invitati a intervenire con opinioni, domande e riflessioni su una…

View original post 1.160 altre parole

Favole del morire di Giulio Mozzi

“Credete di muovervi, e siete incatenati al centro del circolo che perpetuamente, ma non perpetuamente, percorrete.”

favole del morireeFavole del morire di Giulio Mozzi Prezzo di copertina € 14,00 2015, 155 p. Laurana Editore- collana Rimmel narrativa italiana

≈≈≈≈

Non so perché ho voluto leggere questo libro. Per curiosità? Sì. Per curiosità. E la mia curiosità è stata soddisfatta. Ho trovato questo un testo davvero originale -per lo meno in base alla mia esperienza di lettrice-, ma non poteva che essere così. Già dal titolo si può intuire che l’argomento non è usuale e nemmeno facile. Che un Vivo parli di morte e ne voglia raccontare storie può indurre diffidenza. Lo scettico riterrà l’idea un atto di presunzione. C’è il rischio che un autore cada in ambienti mistici o che pecchi; proprio nel senso di peccare, di commettere eresia. Devo dire però, che Giulio Mozzi con queste favole è riuscito a sorvolare gli ostacoli della miscredenza e senza alcuna mistificazione (concedetemi il giochetto cacofonico, non ho resistito) ci consegna un’idea di fine e infinito senza venire risucchiato dal vortice di elucubrazione filosofiche che come una vite senza fine, a volte, trascina nei regni sconfinati dell’uovo e la gallina (di chi è nato prima, intendo). Ciò nonostante è proprio qui che mi porta l’autore: al senso di infinito (concreto) nel momento in cui tutto è finito (astratto). No, non è un gioco di parole, non ho invertito i termini, o forse sì?, ma è proprio giocando con le parole che Mozzi mi fa vivere l’avventura in un ipotetico aldilà dove la morte racconta. Inizio a leggere e mettendo in relazione i concetti opposti di “finito” e “infinito”, a un certo punto perdo la prospettiva. Cerco di seguire la “trama” e di immedesimarmi in qualcosa che non riesco a cogliere. L’abilità dell’autore viene fuori tutta nel riuscire a coinvolgermi, senza coinvolgermi, nel riuscire a incuriosirmi senza davvero capire che cosa leggo. È stata un’esperienza particolare, unica a suo modo, per certi versi anche simpatica. Sono molte le immagini che i testi proiettano nella mia mente e la lettura mi trascina dentro una stanza che non è una stanza, al buio che non è buio. Mi costringe a vedere cose che non sono cose. Mi alza e mi solleva fuori per mostrarmi ciò che da dentro non posso percepire. Se la prima parte mi ha lasciata sconcertata, mi ha tuttavia, preparata alla seconda parte che definirei affascinante. È stato emozionante ascoltare il brano a pagina 47: “Operetta di giugno” narrato, musicato e cantato:

Molto bello! Mentre ascolto immagino un teatro poco illuminato dove le voci del coro trascinano corpi sinuosi ed evanescenti. Ectoplasma rivestito da veli, fluttua sullo sfondo scenico, vuoto e nero, a volte lambendo il lettore puntato dall’occhio di bue al centro del palco,  che legge il brano e a mano a mano rimane vittima di ciò che legge. Un rito celebrato allo scopo di esorcizzare la morte? Chissà? I due brani finali mi sono piaciuti moltissimo: – Emilio delle tigri se n’è andato.Un dialogo tra finito e infinito, molto azzeccato, una riflessione sulle cause ed effetti.  Uno sguardo sul dopo dopo il Se. L’ultimo brano: – Novella col fantasma è la degna conclusione. Da questa lettura ne sono uscita col sorriso. Un sorriso scaramantico? No. Un sorriso sereno, di pace. Anche se l’idea che ciò che è destinato a finire (la vita conosciuta) possa diventare infinito (la morte assoluta) non è presentato con l’intento di terrorizzare. Voglio dire: anche se mi incute un certo smarrimento non sapere che cosa sarà di me quando di me non ci sarà più niente, non essere più quella che sono, sapermi dispersa in un cosmo conosciuto o sconosciuto, frammentata in tante particelle che portano il ricordo del mio pensiero o sapermi scollegata da un corpo fisico e libera di stare sola con la mia anima, alla fine non mi spaventa. Per così dire, leggere Favole del morire di Giulio Mozzi mi ha lasciato la serenità dell’accettazione di quel che sarà. Ci immaginiamo senza posa del morire e del nascere. Quali erano i tuoi pensieri nella pancia della madre? Quali sono ora i tuoi pensieri nella pancia dei batteri? C’è un pensiero, una scintilla di pensiero, che vaga di corpo in corpo, che si conservano di corpo in corpo?

Se penso al mio vivere come una cosa ferma, sono morto. Se penso al mio morire come a un movimento, sono vivo… Se il seme non muore, non può far vivere. Si può morire con ottimismo?

0c932d5777f56a089aadb5621d892759 Monica Bauletti

CARMELO ALIBERTI Poeta della dialettica esistenziale di Francesco Puccio

3°m Terzo Millennio - Rivista Letteraria no profit - Registrazione Tribunale di Barcellona P.G. (Me) - n° 70/2009 del 01-6-2009

“in questo borgo il mio fiato agonia di miti

il domani è sommerso nei tuoi occhi

la speranza ha il colore dei limoni”.

Ringrazio il Prof. Aliberti perché attraverso la sua poesia mi ha permesso di esprimere certe mie visioni critiche, poetiche e letterarie.

Carmelo Aliberti è poeta della poesia dialettica esistenziale. La dialettica esistenziale è una visione della vita che parte dal presupposto montaliano che la vita è ardua, la vita difficile, c’è sempre davanti a noi “una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia”, ma ciò non ci deve portare a desistere dalla ricerca di un superamento della muraglia stessa, anzi, più sono gli ostacoli, più il nostro Io si deve fortificare e deve proiettarsi avanti in una tensione agonistica.

Dietro la dialettica esistenziale si nasconde un pessimismo dialettico, un pessimismo di chi attraverso la negazione del reale, cerca di affermare un io che tende sempre…

View original post 2.576 altre parole