Fraseggiando

albero_verde

E il semino germogliò, alcune timide radichette puntarono a nadir violando la tana della talpa che, cieca, non si accorse di nulla, ché le zampette silenziose proseguirono il cammino sprofondando tra torba e terriccio. La tenera pianticella sbirciò tra le crepe e scoprì il raggio di sole. Il calore la invitò e lei uscì, si stiracchiò, distese i rametti e aprì le foglie, prima una, poi due e alla fine distese il suo ventaglio a catturare la brezza. La goccia di rugiada precipitò atterrando morbida sul cloroplasto. Si lasciò cullare, un due tre via!,  di rincorsa scivolò lasciando la scia.

Il tronco via via si ingrossò e i rami spuntarono uno sull’altro. E venne il vento. La grandine spezzò i rametti deboli, poi la pioggia pulì le ferite e il sole guarì le fratture. Dai moncherini spuntarono nuove gemme e furono nuovi percorsi a catturare la luce, nuove le foglie che si distesero al tepore estivo.

Un merlo nidificò tra i rami, il colore intenso della clorofilla sarà l’imprinting dei piccoli mentre la talpa riposa placida nella sua casa di radica e fango.

Il tempo passò con la giostra della notte e il dì, le lune nuove a rincorrersi. Le foglie verdi diventeranno gialle poi rosse e via via cadranno. I piccoli voleranno in cerca di altri verdi.

La talpa si rimboccò la bianca coperta che il sole tarderà a sciogliere tra i risvolti a nord delle radici affioranti e la margherita, che non sa aspettare sarà la prima a colorare i prati.

Quel che fu di nuovo sarà con nuovi giorni e nuovi colori, nuove gioie e nuovi dolori.  

M. B.

Un grido di dolore carico della speranza di chi sconta la condanna di amare.

3°m Terzo Millennio - Rivista Letteraria no profit - Registrazione Tribunale di Barcellona P.G. (Me) - n° 70/2009 del 01-6-2009

Di seguito la lettera di Gabriel Impaglione indirizzata a Carmelo Aliberti.

Non servono introduzioni. Non servono commenti. Prendetevi solo qualche minuto per leggerla con calma.


Lettera a Carmelo Aliberti

 Ti ho letto per prima volta, in diverse poesie sparse, negli anni 80, in Argentina, grazie al poeta e traduttore Antonio Aliberti, nato a Barcellona Pozzo di Gotto e trasferito a Buenos Aires negli anni 40.

 

Subito incorporai nella mia piccola lista dei Poeti Italiani, accanto a Quasimodo, Pavese, Montale, Luzzi, Cattafi, Gatto, il nome tuo. Trovavo nella tua poesia lo sguardo profondo di chi andava su questo mondo verso le nuove domande, trovavo il mistero che resta sulle parole del poema come sulle corde della chitarra restano le carezze delle dita del buon musicista, quei rumori di segreto lavoro, respiro dell’uomo sui territori del tempo.

 

Penso che la tua opera non ritorni alle radici della grande lirica. La…

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