Maurella

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Maurella lavora al Boc, ma nessuno la vede. Lei fa le pulizie con discrezione e in silenzio. Entra nelle stanze vuote pulisce veloce, ma con cura, e poi va via prima che qualcuno arrivi. Maurella conosce a memoria gli orari e le abitudini di tutti quelli che lavorano lì, ma nessuno conosce il suo nome. Per tutti lei è la donna delle pulizie. A volte li incrocia in piazza o al bar, lei sa tutto di loro, conosce gusti, vizi e virtù di ognuno. Più vizi che virtù, ma non dice mai niente a nessuno. Per esempio, lei sa che chi occupa la seconda stanza del primo piano, mangia tutti i giorni un’arancio. Il rettore sta cercando di smettere di fumare da più di un anno. C’è uno che si fa la barba durante la pausa pranzo. E la signora che lavora nell’ufficio amministrativo non sa che la collega è l’amante di suo marito. Maurella deve tenere ben a mente il calendario perché a una certa ora di un certo giorno della settimana in un certo ufficio dell’ultimo piano è meglio non disturbare. A ogni faccia lei sa dare un nome e attribuire un difetto, ma c’è una stanza, una stanza che lei pulisce con tristezza e ogni volta che spolvera la scrivania non può fare a meno di sentire una stretta al cuore e le prende la commozione. È la stanza al piano terra, quella in fondo al corridoio, ci lavora Carla Zabai, docente di filosofia. Ha una foto incorniciata. La ritrae sorridente. Non le assomiglia più. Carla ora ha una faccia diversa, gli è stata ricostruita con la chirurgia plastica. Le hanno trapiantato la pelle dall’interno coscia per coprire la cicatrice lasciata dall’acido. Carla aveva un marito e due figlie, ora ha solo una foto. Insegna filosofia e lavora nell’ultima stanza al pianoterra de Boc.

 

Monica Bauletti

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