Quanti dolori, dimmi, il tuo qual è.

Aquila-reale-Bienno

 

Quanti dolori, dimmi, il tuo qual è.

Ti sei mai chiesto che cosa prova una rosa mentre sfiorisce?

Dove vanno a morire le farfalle?

Chi coglie l’ultimo soffio della balenottera che si adagia per sempre in fondo al mare?

È indelebile l’impronta che lasci sul mio cuore. È incancellabile la presenza che cercherò nei miei ricordi.

Ti guardo e penso che presto rinascerai a nuova vita, così come fa l’aquila reale che sulla dura roccia rompe il becco allungato, si strappa i vecchi artigli ormai troppo flessibili e toglie dalle ali stanche le penne pesanti per spiccare il volo di rinnovamento.

O sei tu come il pettirosso che cede al freddo del lungo inverno?

 

m.b.

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Come “Cime tempestose”

 

stormo

Ci sono eventi che catturano per la loro violenza.

Talmente attraenti da paralizzare. 

Dimentichi del pericolo non si stacca lo sguardo dallo spettacolo distruttivo.
Contro ogni ragionevole cautela aumenta il desiderio di fane parte.

La forza distruttiva promette libertà.
C’è l’illusione di soluzione e purificazione dopo la burrasca dimentichi delle macerie che resteranno.

Ogni tragedia porta un sentimento desolante.

Mancheranno i riferimenti, le abitudini, i panorami e i pensieri smarriti, vagheranno in cerca di rassegnazione.

M.B.

Ci sei

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Se ascolto ciò che voglio sentire,
che male c’è?
Se la menzogna addocisce i miei giorni,
che male c’è?
Se la speraresanza allontana la resa dei conti,
che male c’è?
Se ignoro il duello all’ultimo sangue,
che male c’è?
Se vedo un futuro senza scadenza,
che male c’è?
Se pretendo la vita oltre ogni ingiustizia e crudeltà,
che male c’è?
Il dolore arriverà, puntuale,
indifferente al tormento.
Il dolore dilata il tempo, il tempo amplifica il dolore.
Se ignoro il dolore che male c’è?

 

 

Un mondo tutto tuo

     Un mondo tutto tuo

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La sveglia quel mattino non suonò.

Avevo ripassato la lista di viaggio per gran parte della notte, al solito temevo di dimenticare qualcosa. Al mattino, quando aprii gli occhi, il led segnava un’ora scandalosa. Ero in ritardo! Non c’era tempo per niente! Feci il minimo necessario per essere decente, non potevo mica uscire in pigiama e pantofole!

Guardando a malincuore il bagno infilai il vestito appeso alla porta, chiusi il borsone e lo zaino. Calzai i sandali a mo’ di ciabatte e via! Fuori di corsa. Era ridicolo chiamare un taxi per fare pochi metri. Avevo sempre considerato una fortuna abitare dietro la stazione, ora non sapevo che cosa pensare. Mi misi a correre spinta da un istinto sconosciuto.

Il treno era in forte ritardo. Un segno?

A ripensarci, a distanza di tempo, finii col convincermi che quel giorno avevo un appuntamento col destino. Un appuntamento al quale non potevo mancare. C’era lui e c’era lei.

La vacanza regalatami per i miei trent’anni sembrava programmata sul filo degli imprevisti. Ogni casuale sabotaggio, per magia, veniva annullato, come se ci fosse una fatina ad assistermi e a guidarmi.

Attraversando la stazione esultai leggendo sul tabellone che il treno in arrivo era il mio. Ferma al binario 1 cercavo di riprendere fiato guardando scorrere i volti dei viaggiatori ai finestrini.  

Come il jackpot di una slot machine la porta del vagone designato dal destino si fermò davanti a me, non avevo scelta, era quella la mia carrozza. Le porte si aprivano offrendomi una nuova vita.

Lui era salito con il grosso della comitiva alla stazione precedente. Vedendomi in difficoltà, trafelata e anche un po’ sconvolta, mi aiutò con la valigia e la incastrò tra le altre che già occupavano spazi abusivi, poi mi indicò il posto libero accanto a sé. Fu amore a prima vista. Una vacanza pazzesca. Mare, sole e passeggiate immersi in un paesaggio lunare che niente aveva in comune con la città e lo stress quotidiano.

Al ritorno gli umori erano strani: la tristezza per la fine di una meravigliosa vacanza si mescolava ai dubbi e alle aspettative.

Ci saremmo frequentati dopo? Lui non chiedeva per paura di un rifiuto, io tremavo all’idea che non volesse un appuntamento.

Lì per lì si inventò una scusa assurda: non poteva tornare a casa per via di alcuni lavori idraulici sospesi a causa ferie. D’istinto gli offrii ospitalità fino al lunedì.

“Il mio appartamento non è molto grande, ma se ti adatti a dormire sul divano per qualche giorno ti posso ospitare”

Non se ne andò più.

Che vita pazzesca abbiamo avuto. Il lavoro, la casa, il cane, il mutuo e poi sei arrivata tu: il mio tesoro, la mia ragione di vita.

Vent’anni bruciati sempre di corsa per stare dentro i tempi.

Al mattino: l’asilo, la scuola, l’ufficio. A pranzo ogni secondo era prezioso. Eravate tutti affamatissimi e guai a farvi aspettare, poi di nuovo: la piscina, il corso di danza, il compleanno dell’amichetta, il saggio. La nonna da accompagnare a fare la spesa. Le pulizie, il disordine cadenzato. Le passeggiate con il cane per la pipi.

La lavatrice sempre accesa; ma quante ne ho fatte? I panni stesi, i panni da stirare…

Tu sei diventata grande, sei cresciuta tra una corsa e l’altra, e ora mi rimproveri il tempo che non ti ho dedicato e il viaggio che non abbiamo mai fatto.

“Mamma, non c’eri quando sono caduta sbucciandomi le ginocchia”

Arrivavo sempre di corsa quando mi chiamavano, con il cuore in gola, immaginando chissà quale dramma, aspettandomi di trovarti moribonda.

“Mamma, non mi ascoltavi quando mi confidavo”

Crollavo per il sonno, mentre mi parlavi, ma ti trovavo addormentata accanto a me al mattino.

“Mamma, non capivi che avevo bisogno di te?”

Non sembrava avessi bisogno di me. Sei sempre stata determinata. Sei diventata una splendida ragazza.

Sembri forte e invulnerabile, lanciata alla conquista del mondo. Ma che mondo ti ho costruito con tutto il mio correre?

Mi guardo indietro e anche se mi sento un supereroe, so di non esserlo affatto perché sono smarrita, spaventata e preoccupata.

Non ho un futuro per te, non so che futuro avrai. Vorrei regalarti un sogno, una fede, un amore. Ma oggi tutto questo non c’è, non più. Ho lottato per te. Ho vinto la mia battaglia e ho perso la tua.

Perdonami bambina mia.

Se fossi davvero un supereroe allungherei le braccia e prenderei questo mondo per portarlo in un altro mondo, dove i sogni son sogni da realizzare, dove la fede vuol dire crederci, dove si ama per amore e la vita è verità.

Se fossi un supereroe correggerei gli sbagli, annienterei i pericoli e ti dedicherei più tempo.

Se fossi un supereroe ti regalerei un futuro tutto tuo, e anche un po’ mio.

Monica Bauletti