Ciao domani

Hanno detto che c’era.

Ha rubato il sole e ha lasciato la pioggia
Davvero, per certo, da dove veniva nessuno lo sa.
Chi l’ha portato nemmeno. Si dice sia stato il pipistrello. È a lui che abbiamo dato lo sfratto, e senza più casa si è preso la vita, si è preso il tempo, si è preso la gioia, ha seminato il sospetto, e la paura ha allontanato i corpi.
I giorni si svuotano e le notti diventano giganti. La generazione dei liberi prigionieri, lavora sola, gioca sola, sogna sola.
Qualcuno ha scoperto il rumore del battito d’ali. Un altro ha trovato l’amico migliore. E i balconi adesso cantano mentre le sirene suonano.
Il nuovo silenzio amplifica lo spazio e i gatti in amore diventano i padroni indiscussi delle notti deserte.
Qualcuno ha negato, ha detto che non c’era, che era tutta un’invenzione. Ma anche se non c’era ha moltiplicato i vuoti aprendo la porta al pianto, al dolore e c’è chi non c’è stato più.
Sfidarlo non serve, ci vogliono armi, ci vuole un’acqua santa dentro le vene.
E intanto i santi in corsia non smontano più, assistono, consolano, muoiono. Ma il mondo è una trottola e gira, e paese che vai è lo stesso dolore che trovi.
Arriverà il punto, si girerà la pagina e una nuova penna scriverà. Una nuova mente detterà, una nuova vita inizierà. E nessuno più ruberà la casa ai pipistrelli.

M.B.

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