MONTEGROTTO TERME – storia e leggenda

SUL FILO DI BERTA

LE TERME E IL MISTERO DELLA GIOCOLIERA LIBERTA

I^ secolo d.C.

img_20180311_150506.jpgL’aspetto di Montegrotto all’epoca romana doveva essere questo: grandi edifici con colonnati adornati da capitelli fantasiosi, almeno un teatro forse in parte coperto, ville e residenze private che si estendevano fino alla odierna Abano, palazzi delle teme.

Nelle strade fin dal primo mattino innumerevoli carri, provenienti dalle campagne e dal porto fluviale di Padova, si mescolavano alle prime lettighe laccate in oro e intarsiate d’avorio, portate a spalla da robusti schiavi: i primi signori si recavano alle terme per curare gli acciacchi o gli eccessi che lo stile di vita imperiale aveva loro procurato.

I cappucci di cuoio dei facchini si inchinavano al passaggio di matrone dalle acconciature elaborate e orientaleggianti, o di impettiti uomini di governo dall’oratoria fluente.

Il centro di tutto stava nelle Terme, tutto era in loro funzione e sulle proprietà dell’acqua erano nate anche fantastiche…

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Berta c’è

La storia  riporta che Enrico IV e Berta di Savoia calpestarono le terre Euganee e che la regina cercò sollievo ai suoi dolori nelle acque salutifere delle teme.

La leggenda racconta il lieto fine di una tragedia grazie alla grande generosità di una regina di rara umanità per un tempo in cui la violenza era consueta.

Il romanzo ripercorre la storia e la leggenda raccontando gli intimi sentimenti dei personaggi del tempo.

berta la più bella

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https://www.ibs.it/berta-leggenda-libro-monica-bauletti/e/9788871633787?inventoryId=86155976

https://www.tv2000.it/borghiditalia/2017/12/18/montegrotto-terme-padova-il-borgo/

 

MONTEGROTTO TERME – storia e leggenda

SUL FILO DI BERTA

I MITI,  CHE FASCINO!

27 a.C. – 14 d.C.

Sotto i Romani la sacralità della zona termale restò intatta, ma cambiò, per così dire, aspetto. Non possedendo una vera e propria mitologia capace di fare da sostegno alla fede religiosa, i romani sentirono generalmente la religione come qualcosa di utile socialmente e politicamente, basata soprattutto sull’osservanza di precise norme di culto. Ecco perché la zona termale di Montegrotto cambiò aspetto in maniera tanto significativo: non più i sentieri e le macchie di alberi che abbiamo immaginato per le processioni di fedeli di quattro o cinque secoli prima, ma un vero e proprio centro mondano valorizzato, otre che dalla sua importanza intrinseca, anche dagli splendori dell’età di Augusto (27 a.C. – 14 d.C.), d’altronde delle acque termali di questa zona si era occupato almeno in due passi della sua Naturalis Historia anche Plinio il Vecchio, considerato un’autorità scientifica ala sui tempo…

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Docili tormenti

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Ci sono forze devastanti che investono ogni cosa, sprigionano invisibili energie e trascinano cumuli di pensieri, smarriti, che vagano cercando rifugio nei sentimenti dimenticati.

Infuria l’intima tempesta in preda a strazianti dolori. La fede porge conforto ai cuori strappati in cerca di pace, la speranza da sollievo alle anime indomite.

La sofferenza travolge ogni cosa, la tristezza vince la gioia. Tutto intorno regna il grigio denso di nebbia che soffoca e comprime gli aliti liberatori. Nemmeno il pianto consola.

Verrà il giorno del dolce ricordo? Ritorneranno i mesti sorrisi a illuminare i volti? Dove scorre il sangue che sgorga dal cuore squarciato?

Innaffierò i fiori in attesa di nuovi colori. Solcherò le rapide verso la quiete della valle. Aspetterò paziente che il dolore diventi pace, che il ricordo diventi gioia, che l’amore diventi amore.

 

M.B.

 

 

MONTEGROTTO TERME – storia e leggenda

SUL FILO DI BERTA

La romanità delle Terme Euganee

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In questo quadro storico avvenne la dominazione romana, e si ebbe la “romanizzazione” della penisola: una dominazione tutt’altro che sgradita se pensiamo che i Veneti si sentivano sempre pericolosamente esposti alle scorrerie delle tribù galliche attestate ai loro confini; non si trattava evidentemente di salvaguardare l’indipendenza, quanto di scegliere a chi affidarla.

Nel 49 a.C., dopo essere stati a lungo socii, cioè alleati dei Romani, gli abitanti di Padova e della zona termale euganea diventarono cittadini romani per decreto di Giulio Cesare. Per le acque calde di questa zona, che curavano tanti malanni, si aprì un periodo di vero splendore.

In una campagna verde, ma quasi del tutto incolta, costellata di macchie di arbusti e di boschetti immersi in un silenzio sacrale, numerosi sentieri fra l’erba, beimg_20180225_121121.jpgn segnati dai piedi premurosi dei fedeli, dovevano portare al grande lago sacro…

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Presenza

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Se io non ci fossi più sarei in ogni posto sei tu.

Se io non vivessi starei sospesa come un pallocino legato al tuo dito.
Sarei la preseza più presente che c’è.
Ti parlerei soffiando il vento tra i fili d’erba, ti accarezzerei con le tenere foglie della mimosa, rinfrescherei la tua fronte con la rugiada del mattino.
Ti canterei nei sogni dai rami bassi del nostro ulivo, come la cinciallegra che prepara il nido e tu finalmente sapresti che ti ho amato tanto.

 

M.B.

Quanti dolori, dimmi, il tuo qual è.

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Quanti dolori, dimmi, il tuo qual è.

Ti sei mai chiesto che cosa prova una rosa mentre sfiorisce?

Dove vanno a morire le farfalle?

Chi coglie l’ultimo soffio della balenottera che si adagia per sempre in fondo al mare?

È indelebile l’impronta che lasci sul mio cuore. È incancellabile la presenza che cercherò nei miei ricordi.

Ti guardo e penso che presto rinascerai a nuova vita, così come fa l’aquila reale che sulla dura roccia rompe il becco allungato, si strappa i vecchi artigli ormai troppo flessibili e toglie dalle ali stanche le penne pesanti per spiccare il volo di rinnovamento.

O sei tu come il pettirosso che cede al freddo del lungo inverno?

 

m.b.

Come “Cime tempestose”

 

stormo

Ci sono eventi che catturano per la loro violenza.

Talmente attraenti da paralizzare. 

Dimentichi del pericolo non si stacca lo sguardo dallo spettacolo distruttivo.
Contro ogni ragionevole cautela aumenta il desiderio di fane parte.

La forza distruttiva promette libertà.
C’è l’illusione di soluzione e purificazione dopo la burrasca dimentichi delle macerie che resteranno.

Ogni tragedia porta un sentimento desolante.

Mancheranno i riferimenti, le abitudini, i panorami e i pensieri smarriti, vagheranno in cerca di rassegnazione.

M.B.

Ci sei

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Se ascolto ciò che voglio sentire,
che male c’è?
Se la menzogna addocisce i miei giorni,
che male c’è?
Se la speraresanza allontana la resa dei conti,
che male c’è?
Se ignoro il duello all’ultimo sangue,
che male c’è?
Se vedo un futuro senza scadenza,
che male c’è?
Se pretendo la vita oltre ogni ingiustizia e crudeltà,
che male c’è?
Il dolore arriverà, puntuale,
indifferente al tormento.
Il dolore dilata il tempo, il tempo amplifica il dolore.
Se ignoro il dolore che male c’è?

 

 

Pensieri in libertà

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