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Ti coltiverò

pianteTi coltiverò, giovane virgulto,
nel giardino che non sarà mio
osserverò il tuo crescere,
ti proteggerò con l’ombrello del mio seno
dalla grandine e dai saettanti fulmini
e filtrerò la gioia dal tuo cielo.
Sovvertirò il pianeta
per estirpare le erbacce dai tuoi passi,
proteggerò il tuo crescere su percorsi certi,
guarderò invisibile le foglie
che si espandono col fusto verso il cielo
con ansia e con timore
seguirò i tuoi rami catturare il sole.
Ammirerò i tuoi fiori variopinti
Mi siederò nell’ombra.
Raccoglierò le foglie ad una ad una
e, se Dio vorrà,
preparerò il letto del mio riposo.

M.B.

 

IL GIOVANE HOLDEN – J.D.SALINGER – Einaudi

Non farò la recensione a questo libro

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Questo è un libro evergreen. Di quelli che si possono leggere a ogni età.

Scritto in prima persona.

L’autore si è calato perfettamente nel personaggio che attraversa lo stretto passaggio dell’adolescenza. Periodo della crescita dove ogni evento amplifica gli effetti e il viaggio si fa in carne viva, senza protezioni, esposti a tutti i virus virtuali che infettano la mente. Periodo di grandi verità e di vita vera.
Leggetelo, seve sempre.

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  • Copertina flessibile: 248 pagine
  • Editore: Einaudi (20 maggio 2008)
  • Collana: Super ET
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8806193090
  • ISBN-13: 978-8806193096

“Alla fine del primo atto siamo usciti con tutti gli altri imbecilli a fumare una sigaretta. Che roba. Giuro che in vita vostra non avete mi visto tanti ipocriti messi insieme. Tutti che fumano come ciminiere, parlando dello spettacolo in modo che gli altri li sentissero per bene e capissero quant’erano intelligenti”.

8 MARZO, IL COMPLICATO MONDO DELLE DONNE – MARIA

By Monica Bauletti
By Monica Bauletti

Appena sentivamo chiudere quella porta del terzo piano, Marco e io correvamo nel sottoscala del pianoterra. Zitti e ben nascosti aspettavamo con ansia che la signorina Maria scendesse le scale. Il ticchettio dei tacchi altissimi preannunciava il suo arrivo e allora noi spalancavamo gli occhi per ammirare quello spettacolo. Una minigonna sempre molto colorata, le calze nere a rete e poi su su fino a dove si poteva vedere. Sempre bellissima, truccata ed elegante, usciva in strada dove una macchina la aspettava.
La signorina Maria abitava nell’appartamento proprio sopra il nostro e il papà quando parlava di lei con la mamma, diceva che “faceva la vita”. Io non capivo, però la mia mamma diceva che la Maria era una ragazza tanto gentile e buona. Infatti spesso mi portava dei regali e mi piaceva tanto quando mi spettinava i capelli, mi guardava sorridente e mi dava un bacino sulla guancia. Un bacino così bello, che mi tenevo l’impronta sul viso per tutto il giorno. Aveva dei lunghi capelli neri e lisci, degli occhi verdissimi e una bocca che sembrava dipinta da un grande pittore.
D’estate, quando le scuole erano finite, spesso andavo al mercato con lei, così l’aiutavo a portare le borse della spesa. Mi piaceva tanto, perché Maria mi teneva per mano, poi comprava il gelato per me e sempre qualcosa da portare anche alla mamma.
Una domenica mattina verso le nove, bussarono alla porta.
“Apro io mamma.”
“Ciao Alberto, sei già sveglio? C’è la tua mamma?”
Era la signorina Maria. Sempre bellissima, ma quella mattina era diversa, senza trucco, con un vestito grigio scuro e i capelli raccolti in una lunga treccia.
“Buongiorno signora Marta, volevo darle una bella notizia: mi sposo e vado a vivere a Friburgo.”
“Maria, ma che sorpresa! E quando?”
“Oggi pomeriggio verso le tre passa il mio fidanzato Hans e parto con lui. Il tempo di completare le formalità necessarie e poi ci sposiamo in una chiesetta nella Foresta Nera penso entro la fine della settimana. Le manderò le fotografie e i confetti.”
“Così all’improvviso! Cara Maria mi dispiace tanto che vai via, ma sono contenta per te. Ma come fai a liberarti dal “contratto”?”
“Eh mi è costato un bel po’. Ma ora è tutto a posto. Ho anche trasferito il mio conto bancario in Germania, così quando arrivo non ho problemi. Ha pensato a tutto Hans. Volevo chiedere ad Alberto se oggi potrà aiutarmi a portare giù le valige.”
Ero molto triste e avrei fatto di tutto per farle cambiare idea, ma ero solo un bambino di undici anni. L’amavo profondamente e pensare di non poterla vedere più mi creava una vera disperazione.
“Alberto. Mi aiuterai? Sei triste perché vado via? Non ti preoccupare, un paio di volte all’anno dovrò tornare e così verrò a trovarti.”
Mi spettinò i capelli come al solito e smack un bel bacione sulla guancia.
“Ti chiamo prima delle tre, va bene?”
“Dopo mangiato, vengo io su da lei, così l’aiuto a preparare tutto. Va bene?”
Mi rispose con il suo sorriso.
Alle quindici esatte arrivò una grande Volkswagen bianca. Un omone grosso e alto caricò le valige, salì in macchina e mise in moto. Dal finestrino aperto Maria salutava sorridendo e mi mandò un bacio. Fu l’ultima volta che la vidi.
La sera dopo, ero seduto sulle scale insieme al mio amico Marco, quando arrivò trafelato mio padre con un giornale in mano.
“Marta, Marta. Leggi qui!” La mamma lesse il giornale, si appoggiò al muro e scoppiò a piangere.
“Ma papà cosa è successo?”
“La signorina Maria. L’hanno trovata morta in un’area di servizio dell’autostrada per il Brennero. Devono averla ingannata, derubata di tutto e uccisa.”
Piansi a lungo anche se non riuscivo a capire bene cosa fosse successo.
“Ma non doveva andare a sposarsi? Era così felice.”
Ancora oggi che ho 44 anni, penso spesso a Maria, con tanta nostalgia, dolcezza e amore.
E’ stato il mio primo vero amore.

Questo racconto non è mio

Monica Bauletti

PRIMO LEVI – SE QUESTO E’ UN UOMO – PER NON DIMENTICARE

Nel Giorno della Memoria, ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime dell’Olocausto, pubblico la mia riflessione sul libro di Primo Levi – SE QUESTO E’ UN UOMO

Se questo è un uomo PRIMO LEVI
Se questo è un uomo
PRIMO LEVI

Se questo è un uomo è un’opera unica difronte alla quale qualsiasi forma di adiaforia è scandalosa.
Gli elementi che integrano la vita umana emergono in ogni pagina, in ogni periodo, in ogni riga, in ogni parola. Il male è costantemente sovrapposto al bene. La morale svanisce e l’istino diventa guida di ogni azione.
“Auschwitz” viene chiamato in vari modi: campo di prigionia, di concentramento, di sterminio. Primo Levi lo chiama campo di annientamento, definizione che a una prima lettura può passare inosservata ma il cui peso cala sull’animo del lettore lentamente, mano a mano che si inoltra nella descrizione delle giornate trascorse nel campo col susseguirsi delle stagioni, fino a vincerne le coscienze e occuparne il pensiero.
Le crudeltà subite dagli uomini, inflitte dagli uomini, nell’assurda realtà che regnava in una “comunità” posta al limite di ogni ragionevolezza dove sembra voler regnare legittima la cattiveria gratuita amplificata fino all’inverosimile senza trovare alcuna giustificazioni nella differenza di razza, di religione, di ideologia e neppure nel potere conferito dalla forza.
Le regole inverosimili del campo, di cui ci dà testimonianza Primo Levi, costringevano uomini a rinchiudere altri uomini in ambienti invivibili, freddi e malsani. Uomini a costringere altri uomini alla fame e a lottare ogni istante del giorno e della notte per una fetta di pane. Uomini a infliggere ad altri uomini dolore fisico e sofferenza per la perdita degli affetti.
In questo Olocausto l’individuo regredisce al primordiale istinto di sopravvivenza e, raggiunto un totale annientamento, la morte fisica diventa l’unica e inesorabile conseguenza logica. Una logica che pretende di giustificare “l’abbattimento” di chiunque non fosse più utilizzabile per lavori e servizi a causa di malattia o semplice deperimento fisico. Le cure sono considerate inutili verso chi rappresenta un perso o un rallentamento alla vita del campo. Così ogni sua traccia si elimina, nulla più doveva rimanere. Una intera esistenza dissolta nel fumo dei camini e cancellata dalla memoria dei vivi sopravvissuti.
Memorie ferite, sono arrivate fino a noi attraverso ogni inimmaginabile sopportazione di dolori fisici e di umiliazioni, sorrette a fatica solo dalla crescente necessità di conservare una coscienza di se.
Memorie spogliate di ogni cosa, di ogni singolo bene, della dignità, di tutti gli affetti, del nome proprio, private dell’identità e marchiate con un numero, un singolare codice impresso nella carne a identificarne la provenienza la razza e la data di arrivo; come bestie, tenute in vita solo per produrre forza motrice. Quei codici ci arrivati transitando nei polsi dei sopravvissuti, ricordo indelebile del soggiorno ad Auschwitz.
Primo Levi iniziò una “prima stesura” del testo imprimendo nella sua memoria pagine su pagine durante la prigionia per non dimenticare e nel tentativo di mantenere vivo il contatto con la vita. Una vita, la sua come molte altre parallele nel percorso quotidiano, logorata giorno dopo giorno dagli stenti e dalle barbarie subite i cui effetti non sono mai cessati.
Grazie a questo prezioso documento Primo Levi con estrema lucidità, precisione, e accuratezza nei dettagli, con un linguaggio asciutto e privo di enfasi perché già molto eloquenti erano i fatti avvenuti, ci consegna la cronaca della sua esperienza atroce, la peggiore che essere umano possa vivere: la reclusione nel campo di annientamento di Auschwitz in Polonia.
Per non dimenticare leggete SE QUESTO E’ UN UOMO.

http://youtu.be/jgwTQh5kvHg

Che cosa resta dell’amore

Che cosa resta dell'amore
Che cosa resta dell’amor
Che cosa resta dell’amore

di Rosita Romeo

Genere: Sentimenti

Dimensioni file: 1127 KB

Lunghezza stampa: 194

Editore: Libromania (3 dicembre 2014)

Che cosa resta dell’amore. Per chiunque abbia amato, non amato più e riamato ancora, questo tema non è sconosciuto.
La protagonista del romanzo dopo un evento imprevisto che la travolge demolendo ogni ragionevole resistenza, si trova risucchiata nel gorgo senza fine dei perché? Perché è successo? Perché ho lasciato che succedesse? Perché a me? Perché ora? Perché…? Perché..? Perché?
L’autrice Rosita Romeo con questo romanzo segue i tortuosi sentieri dei sentimenti alla ricerca di un ingrediente che spieghi quale reazione chimica trasforma l’indifferenza in attrazione fatale, o quale chiave apra il cuore al mistero dell’amore. I percorsi si complicano sempre quando la ragione interviene a spiegare le emozioni, quando la mente pretende il sopravvento sul cuore. La natura ci insegna che i due sistemi nervosi sono indipendenti, ma allora quale dei due va seguito? Quando si deve seguire uno piuttosto che l’altro? Una risposta universale non esiste altrimenti “che cosa resta dell’amore”?
La protagonista del romanzo rischia di perdere la felicità perseguendo il ragionamento. Tuttavia è solo col ragionamento che si sconfigge la sofferenza. Allora, come si dosano gli ingredienti?
Potrà mai tradursi in una formula ciò che è condizionato da innumerevoli variabili?
Dal romanzo emerge una risposta, ma solo chi saprà leggere con attenzione senza pregiudizi, potrà coglierla.
Buona lettura.

L’amica più preziosa

L’amica più preziosa

Ragione e sentimento in una storia di amicizia tra donne

L'amica più preziosa
L’amica più preziosa

Recensioni dalla rete:

“Racconto di vita quotidiana che però poi schizza via in una narrazione dinamica e intrigante che fino alla fine ti tiene legato al libro“

Edito da libromania (DeA-Newton)