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#CHIAVEDILETTURA

3°m Terzo Millennio - Rivista Letteraria no profit - Registrazione Tribunale di Barcellona P.G. (Me) - n° 70/2009 del 01-6-2009

CHIAVE DI LETTURA

logo robinsonLa  VALIGIA DI LIBRI di Letterando questa settimana ci offre due Opere con a O maiuscola:

Libro Vecchio (1960)   LA NOIA  di Alberto Moravia

e

Libro nuovo (2007) RABBIA di Chuck Palahniuk

Due grandi opere e parliamo di uomini, e parliamo di sesso, e parliamo di vita.
Con questi romanzi perlustriamo il grigio mondo maschile le cui sfumature sono forse più di cinquanta, ma tuttavia sempre di grigio si tratta. E’ inevitabile, necessaria, cercata e voluta la presenza femminile per colorare la tela di esistenze nebbiose destinate a inabissarsi nei vuoti della solitudine.

la noiaQuesto romanzo di prima pubblicazione è uscito nel 1960. Semmai ci fosse una chiave di lettura per i romanzi di Moravia sarebbe: vita. A chi legge Moravia consiglio di lasciare libero lo sguardo e guardare senza pregiudizi ciò che l’autore descrive per cogliere i significati profondi delle azioni di protagonisti dalle psicologie complesse…

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Sono l’ultimo a scendere di Giulio Mozzi

…e quel che sembrava cupo diventa

esilarante.

Sono l'ultimo a scendere (e altre storie credibili) di Giulio Mozzi edizione Laurana Editore in versione eBook € 4,99 Categoria libro: Letteratura 2013 Dimensione del file: 1,2 MB Protetto con Social DRM Lingua: ita Isbn: 9788896999776 Se lo volete di carta
Sono l’ultimo a scendere (e altre storie credibili) di Giulio Mozzi edizione Laurana Editore
in versione eBook € 4,99
Categoria libro: Letteratura 2013
Dimensione del file: 1,2 MB
Protetto con Social DRM
Lingua: ita
Isbn: 9788896999776
Se lo volete di carta

 

Sono l’ultimo a scendere è una raccolta di racconti che hanno tutta l’aria di essere aneddoti, esperienze di vita quotidiana, in perfetta sintonia con lo stile già definito “minimale” di Giulio Mozzi. Definizione che, a mio avviso, se ben descrive il linguaggio che l’autore usa nello scrivere, stride non poco con i contenuti. Se è condivisibile definire il suo stile: “stile volutamente piano e uniforme con il frequente ricorso a temi autobiografici” (=definizione di minimalismo in letteratura e narrativa) io sento, invece, tutt’altro che “minima” l’analisi introspettiva che il Mozzi conduce quando descrive gli atteggiamenti dei personaggi coinvolti nei singoli eventi. È come se con il suo stile volesse evidenziare quanto è paradossale definire piano e uniforme ciò che si rifà ai temi definiti autobiografici. Sento, infatti, profonde e molto acute le sue intuizioni. Avverto solida la sua capacità di non perdersi, travolto dalla giostra caleidoscopica monocromatica delle miserie e meschinità che tingono di grigio il quotidiano.

L’autore, per noi, osserva con tolleranza e ironia chi abbiamo accanto ed è come se invitasse il lettore a fingersi cieco ponendosi lui stesso a guida tra i percorsi di vita che calpesta nell’arco di una giornata indottrinandolo (il lettore) a non trascurare quel briciolo di disponibilità che rende l’uomo umano.

Da questa raccolta emerge un altro aspetto del carattere di Giulio Mozzi: oltre alla nostalgica tenerezza che ho percepito in Questo è il giardino, con Sono l’ultimo a scendere l’autore mi presenta l’aspetto coriaceo e mi fa intendere che non ha nessuna remora a usare il pungiglione in caso di necessità.

Non sono mai velenose, ma possono diventare fortemente urticanti, le tossine che sprigiona con le frecciatine e gli attacchi verbali che inscena quando incarna il “filosofo” che questiona col poliziotto al posto di blocco, oppure il malcapitato inseguito dal mendicante di dubbia nazionalità, o, ancora, il viaggiatore a volte vittima innocente di prepotenze e ignoranza altre volte burlone impertinente e, anche se gli argomenti che di volta in volta i vari “Giulio Mozzi” portano a sostegno delle proprie posizioni sono inconfutabili, ciò nonostante, disarmando il malcapitato di turno, diventano estremamente irritanti pur non mancando di appiattire ogni tentativo di contrattacco. Solo chi difetta di una minima (o massima) dose di autocritica finisce coll’infuriarsi, forse più con se stesso tuttavia, riversando la collera sul “Mozzi” di turno.

In Sono l’ultimo a scendere l’autore guarda il mondo con distacco e diventa lo spettatore assente di se stesso che punta la lente sullo scorrere della vita “normale” di un viaggiatore solitario che non sfugge al ridicolo e al paradosso di relazioni nemmeno quando se ne sta al sicuro, in solitaria compagnia, dentro le mura casalinghe dove viene inesorabilmente raggiunto da voci incorporee anche se “nonime” (invento questo termine come contrario di anonime che invece sarebbe: inanonime, ma che non mi piace, quindi mi prendo la libertà di cambiarlo con tante scuse ai puristi della lingua però il testo è mio e ci faccio quello che mi pare) delle conversazioni con impiegati di call center.
Questo testo viene definito “diario pubblico”, la forma è appunto diaristica, gli episodi sono rapidi specchi di vita credibili e spinti fino al paradosso in certi casi, ma quello che rende unico e diverso questo raccontare è la prospettiva. Lui ci porta fino all’orlo del precipizio e poi ci sposta offrendoci la soluzione a volte più corretta, altre più comoda, altre più divertente senza trascurare i principi basilari del rispetto verso il prossimo e verso se stessi, il tutto in chiave comica, e quello che sembrava cupo diventa esilarante.

monica azzurra

Monica Bauletti