Il fenomeno delle Rievocazioni

Sempre più proiettati nel futuro, bionici intelettuali con il terzo occhio intento a frugare in un passato antico; perlopiù conquistati dal fascino del medioevo, ma perché?
La riscoperta dei borghi antichi, la caccia di storie e leggende che leghi il territorio a eventi storici per dare luogo alla messa in scena di rievicazioni.
Che cosa spinge sempre più pubblico a cercare il sapore di quelle atmosfere un po’ cupe di un tempo in cui non c’era niente, quando le carestie decimavano i paesi e chi superava l’inverno era benedetto dal signore?
È il conflitto paradossale di questa generazione che vive attaccata allo smartfone come legata da un virtuale cordone ombellicare irrescindibile al grande utero universale e che appena può cerca rifugio nel periodo più vero e crudo della nostra storia: il medioevo. Un’epoca fatta sì di conflitti, di superstizioni, di pestilenze, ma altresì sorretta da soldi valori ormai persi, come la cavalleria, l’onore, la condivisione del poco. È come se le tossine accumulate da generazioni, tornando in superficie, riportassero alla memoria il ricordo del sapore della carne alla brace, del buonvino anacquato per dissetare dalle fatiche nei campi. Ed è così che scatta la nostalgia e il bisogno di riempir le narici dell’acre odore del sudore impastato alla polvere e di letame. Cresce la voglia di
contrappore, almeno per un giorno, la palpabile realtà all’inconsistente mondo virtuale nel quale, volenti o dolenti, viviamo per gran parte della giornata.
E allora, anche se nessuno è disposto a rinunciare alle conquiste del terzo millennio, qulacosa di vero c’è nel dire che “si stava meglio quando si stava peggio”

 

Monica Bauletti

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Pantone

img-20180612-wa0001.jpgHo preso la vita per farne di più.
Ogni giorno una ripartenza portando il peso delle cose perse, che sono niente senza te.
Trovo solo echi nei vuoti che hai lasciato e sui profili il riflesso dei ricordi che non so più chi sono.
Farò di più, volevevo fare di più.
E adesso mi basta una candela per sentire il calore, un lumino per per riscoprire il colore.
Finirò gli inizi, sarò la forza del continuare perché sono solo un ponte su cui tansitare.
Lascerò i frutti, mi basta un riposo e la gioia negli occhi.
E nulla conta più: il tempo e il dolore; se vivo o se muio; ieri o adesso. Se vedo spuntare le gemmme giovani amori arriveranno.
Brilleranno i germogli della gloria sulla sommitá della cenere lasciata dagli errori.

 

M.B.

UN PO’ DI STORIA

LA LEGGENDA DI BERTA

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Correva l’anno 1083, Enrico IV di Franconia aveva 33 anni e da 17 anni era il re del Sacro Romano Impero.

Il 13 luglio ricorreva l’anniversario del matrimonio con Bertha di Savoia, di un anno più giovane, promessa sposa fin dal 25 dicembre del 1055.

Nel corso dei 17 anni di matrimonio e di regno molte furono le crisi diplomatiche superate e subite, in particolar modo con la Chiesa di il Papa Gregorio VII (frate benedettino, al secolo Ildebrando di Soana) fautore e paladino della lotta per le investiture.

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Bertha di Savoia era dovuta intervenire più volte per sciogliere i nodi di situazioni senza via d’uscita, dimostrandosi l’unica in grado di catalizzare soluzioni impossibili, la più nota tra tutte le crisi risolte con successo fu l’umiliazione di Canossa che diede origine al detto: andare a Canossa.

Portata all’estremo la rivalità tra il Re e il Papa, non essendo più possibile…

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MONTEGROTTO TERME – il romanzo

LA LEGGENDA DI BERTA

BERTA, LA LEGGENDA

E dopo tanta storia un po’ di fantasia

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Il romanzo che prende spunto dalla leggenda di Berta che fila, introduce il lettore nella cupa atmosfera del basso Medioevo raccontando la storia della regina Bertha di Savoia, nel tempo che fu teatro delle lotte per le investiture e del conflitto personale tra Enrico IV e papa Gregorio VII, senza trascurare episodi quali l’umiliazione di Canossa, il Sacco di Roma e altri delitti meno noti che invece danno precisi connotati al basso Medioevo.

Il racconto viaggia su tre binari, oltre al filone storico, a quello leggendario, la narrazione è vivacizzata da intermezzi che ne alleggeriscono il peso e riportano il lettore al presente. Due voci narranti, infatti, passeggiando lungo la pista ciclabile dell’anello dei Coli Euganei che da Montegrotto arriva all’Abbazia di Praglia, si raccontano, descrivono il paesaggio, la storia che ha condotto la regina Bertha di Savoia a…

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LA LUPA

 

Arturo Martini

La lupa

1930-31

Questa opera rappresenta l’essenza della donna.

La perfezione, bella senza nessun artifizio.  Trafitta, colpita a tradimento. Urla il suo dolore, indifesa e inarrendevole. Tenace e incrollabile, si regge sulle braccia stringendo una pietra nella mano pronta a rialzarsi.

Arturo Martini, La lupa, 1930-31, terra refrattaria, cm 87x137x64 Antwerpen, Museo Middelheim

MONTEGROTTO TERME – storia e leggenda

LA LEGGENDA DI BERTA

LE INVASIONI BARBARICHE

 Verso l’anno 1000

Il destino di questi luoghi fu legato a quello di Roma e del suo impero: mano a mano che si avvicina a quel fatidico 476 d.C., anno convenzionale della caduta dell’impero romano d’Occidente, si registra un progressivo decadimento della zona termale, attribuito alle scorrerie di Attila e dei suoi Unni, a fenomeni di bradisismo, a incapacità “gestionale” dell’amministrazione centrale.

Il palazzo, i bagni pubblici e le piscine erano ormai cadenti, danneggiate dal tempo e dalle distruzioni dei barbari, le strade e i giardini abbandonati e incolti.

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Un importante documento datato 507/511 d.C., (1)è una lettera con la quale il segretario di re Teodorico, Cassiodoro, invita l’architetto padovano Aloisio a prendersi cura delle Terme. Cassiodoro, che sicuramente le aveva visitate, nella lettera esaltava la bellezza e l’entità delle opere e degli edifici termali e deplorava il loro stato di abbandono.cassiodoro

Questo non vuol dire…

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Il misterioso caso di Claudia Toreuma

LA LEGGENDA DI BERTA

Il misterioso caso di Claudia Toreuma

Thriller storico

un caso irrisolto risalente ai primi anni 50 d.C.

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Claudia Tourema era una bellissima fanciulla di origine greca.

liberta di Tiberio, giocoliera e mima di professione.Questa è la breve presentazione che si trova nei libri di storia.

Si evince che Claudia Tourema è nata schiva e che Tiberio, allora imperatore di Roma, le donò la libertà.  Fu lo stesso che prima di diventare imperatore di Roma venne a San Pietro Montagnon a consultare l’oracolo Gerione, lanciando due dadi d’oro dentro il lago, di per sapere quale sarebbe stato l’esito finale delle operazioni militari nella campagna di Pannonia

Ma come fece Claudia a conquistare la libertà? Fu forse per le sue doti artistiche? Per la bellezza?, o per altri meriti? Non lo sapremo mai.

Il ritrovamento del cippo funerario nella zona di Mandria, lungo la strada tra Montegrotto e Padova, fa…

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MONTEGROTTO TERME – storia e leggenda

LA LEGGENDA DI BERTA

LE TERME E IL MISTERO DELLA GIOCOLIERA LIBERTA

I^ secolo d.C.

img_20180311_150506.jpgL’aspetto di Montegrotto all’epoca romana doveva essere questo: grandi edifici con colonnati adornati da capitelli fantasiosi, almeno un teatro forse in parte coperto, ville e residenze private che si estendevano fino alla odierna Abano, palazzi delle teme.

Nelle strade fin dal primo mattino innumerevoli carri, provenienti dalle campagne e dal porto fluviale di Padova, si mescolavano alle prime lettighe laccate in oro e intarsiate d’avorio, portate a spalla da robusti schiavi: i primi signori si recavano alle terme per curare gli acciacchi o gli eccessi che lo stile di vita imperiale aveva loro procurato.

I cappucci di cuoio dei facchini si inchinavano al passaggio di matrone dalle acconciature elaborate e orientaleggianti, o di impettiti uomini di governo dall’oratoria fluente.

Il centro di tutto stava nelle Terme, tutto era in loro funzione e sulle proprietà dell’acqua erano nate anche fantastiche…

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Pensieri in libertà

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