RIPETIZIONI di Giulio Mozzi

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La domanda è:

dove finisce il vissuto e dove inizia l’immaginario?

È ricorrente questa curiosità leggendo le opere di Giulio Mozzi e in questo romanzo ancora di più.
Lo stile è inconfondibile, una firma inimitabile, è, più che mai, il punto di forza nella narrazione spoetizzata di un mondo in caduta libera.
Con esasperante normalità Giulio Mozzi ci propone azioni criminali moralmente inaccettabili e civilmente condannabili. La sua è una scrittura in bianco e nero, dove il bianco e il nero non assumono nessun significato, né mistico, né morale.
La narrazione scorre sul bordo affilato del dolore che nasce da un lutto passando poi attraverso l’abbandono per approdare nella rassegnazione. L’anafettivitá è il rifugio alla mancanza. L’anima giovanile impreparata al grande dolore congela gli affetti che restano imprigionati nei ricordi dell’infanzia quando fiducia e speranza non erano disattese.
La scabrosa sequenza delle immagini narrate diventa il normale  scorrere della vita…

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Il mio albero

Era partita bambina: la casa nuova, poi il collegio. Era tornata adulta, nel petto batteva ancora il cuore di bambina e l'emozione fu grande rivedendo la casa d'infanzia. La vecchia casa sembrava diversa, ma era sempre uguale; la nonna non c'era più.
E l'albero? Chissà se anche il suo albero rifugio era cambiato. Chissà se ora che era cresciuta l'albero era rimpicciolito, come sempre accade in questi casi. Quanti giochi e quante acrobazie aveva fatto tra i suoi possenti rami!! Rivide sé bambina mentre a fatica cercava di raggiungere il ramo più basso: il primo appiglio per iniziare l'arrampicata.  Doveva saltare a più riprese prima di riuscire ad afferrarlo. Ma che soddisfazione quando ci riusciva, una volta raggiunto e afferrato con forza, dopo un paio di dondolii, riusciva a issarsi e da quel momento  la salita era facile. Arrivava fino al ramo più alto, non aveva paura. L"abbraccio dei rami del solido amico erano rassicuranti. Da lassù tutto sembrava più facile, l'aria era più leggera e la gioia riempiva il petto. Respirava la stessa libertà dell'uccellino che nidificava a un passo da lei, tra l'intreccio di rami protetto dalla chioma. Sedeva paga di sé.  Il tempo governato dal sole lasciava spazio al laborioso lavorio delle formiche che veloci correvano tra i rami, o al curioso ondeggiare delle foglie mosse dal vento e accompagnate dal gracidare delle rane dello stagno poco lontano, qualche albero più in là.
Con tutte quelle immagini che riemergevano dalla memoria si incamminò sul sentiero che portava allo stagno, cercava l'albero, cercava la bambina, cercava l'ultimo legame con il mondo che apparteneva alla nonna.
L'albero non c'era più, al suo posto un enorme moncherino. Nella solitudine del boschetto, seduta su quel che restava del solido amico, pianse tutte le lacrima trattenute fino ad allora. Restavano le formiche e le foglie continuavano a danzare mosse dal vento al ritmo del gracidare delle rane.

M.B.

Posizione fissa

1980 terza superiore. Il professore di lettere occupava abitualmente il banco accanto al mio con sfratto esecutivo della mia storica compagna di banco. Durante le lezioni di italiano il banco di seconda fila sotto la finestra era suo, non era negoziabile e io mi ritrovavo un nuovo compagno di banco, a volte anche impertinente. Non mancava di appuntarmi divertito con commenti provocatori per stuzzicare le repliche che non gli risparmiavo. A volte faticavo, vista l’età, a contenere i limiti dell’educazione, ma il rispetto che negli anni 80 una ragazzina di compagna, nata e cresciuta nella bassa padovana, ancora sentiva doveroso nei confronti di un titolato all’istruzione prevaleva, per fortuna.
Non era mai successo che mi trovasse impreparata a ribattere o a smorzare le sue osservazioni, credo mi trovasse divertente, o forse si divertiva a vedere ribaltati i suoi punti di vista. La mia visione del mondo era di sicuro molto diversa dalla sua. Erano dialoghi brevi, una o due battute fatte a bassa voce, a inizio lezione e che nessuno sentiva, perdendosi nel frastuono di sedie tirate , banchi spostati e zaini lasciati cadere; rumori tipici in una classe dove 25 anime prendono posto.
Una volta mi disse: “sei illuminista”. Quella volta non riuscii a ribattere. Era stata un’affermazione che subii come una sentenza. Io mi sentivo romantica, pensavo di essere romantica. Sbagliavo. Lui aveva visto oltre. Aveva ragione.
C’è un seme attorno al quale costruiamo l’esistenza, a volte le influenze ci allontanano dalla nostra essenza, le scelte ci portano in direzioni contrapposte, ma quel punto di gravita ci riprende e basta una parola, un commento, un suono o un colore a portandoci a ritrovare il baricentro,  e nulla più conta, quello che conta è la coscienza di essere.

M.B.

08-03-2021

Sono felice di essere donna quando cucino e mi riesce tutto squisito, 
quando guardo con orgoglio i miei figli e li vedo felici, 
quando la casa è in ordine e pulita, 
quando leggo ammirazione e il rispetto negli occhi di colleghi e conoscenti, 
quando mi concedo un sabato pomeriggio di noia rigenerante in solitudine, 
quando il tempo scalfisce il mio viso e consolida le mie sicurezze, 
quando mi soddisfa un fiore che sboccia, una tenera foglia che spunta da un ramo secco, un gatto si struscia sulla mia gamba o un cane mi fa le feste,
quando mi regalano un fiore e qualcuno mi usa una cortesia,
quando mi sento libera di cambiare idea, di dire no, di non accettare compromessi e pretendo rispetto, e non mi interessa dare di più, fare meglio, perché chi non mi apprezza mi perde.
Sono felice di essere donna quando mi sento amata.
Quando mi sento amata.
Buona festa delle donne a tutte le donne.

M.B.

La ballata delle paure

La ballata delle paure
Se hai paura di cadere: siedi a terra
Se hai paura dell’abbandono: lascia.
Se hai paura della solitudine: isolati.
E allora se hai paura di amare: ama. Ama come non hai amato mai. Come amano i bambini: con l’anima e il corpo. Come amano i pazzi: senza regole, come amo io: senza fine.
Se hai paura del buio: spegni tutte le luci.
Se hai paura del domani: fai progetti.
Se hai paura del prossimo: tuffati fra la folla,
E allora se hai paura di amare: ama. Ama come non hai amato mai. Come amano i bambini: con l’anima e il corpo. Come amano i pazzi: senza regole, come amo io: senza fine.
Se hai paura delle delusioni: deludi.
Se hai paura dei demoni: travestiti.
Se hai paura del vuoto: buttati
E allora se hai paura di amare: ama. Ama come non hai amato mai. Come amano i bambini: con l’anima e il corpo. Come amano i pazzi: senza regole, come amo io: senza fine.
Ama

M.B.

lE RIPETIZIONI – GIUGLIO MOZZI-A METà DEL LIBRO

READING IN PROGRESS

… a metà del libro…

Sono a metà del romanzo di Giulio Mozzi. È un libro che voglio leggere piano, gustarlo con calma, come un buon bicchiere di vino rosso, sempre rannicchiata sul vecchio divano che conosce le forme del mio corpo e asseconda ogni mio movimento. Ogni capitolo è una storia, un pezzo di vita nuda, spogliata delle vergogne e dei pregiudizi, offerta con semplicità, nessuna enfasi, nessuno scandalo, nessun dolore, eppure sconvolgente e penetrante per quanto cruda è la verità che trasmette, che insegna, che disegna nella mia mente. Episodi comuni colti con sensibilità non comune. Incontri casuali vissuti con attenzione e profondo rispetto. Ogni capitolo insegna qualcosa e mi rendo conto di quanta trascuratezza si accumula, ho accumulato nel tempo.

Con un po’ di timore continuo a leggere curiosa di scoprire dove mi porteranno Le Ripetizioni.

M.B.

I giorni di Lia

I giorni di Lia

candeleromaeridano

Aveva dato appuntamento a Roberta davanti al municipio. La presentazione del libro si teneva nella stanza al primo piano. Roberta era in ritardo e Lia decise di entrare per tenere i posti.

L’autore era già lì. L’umiltà e l’educazione di quel autore era disarmante. Lia lo conosceva bene, letteralmente parlando,  aveva letto tutti i suoi libri e lo ammirava molto. Quella era la prima volta che aveva l’ occasione di sentirlo parlare e di vederlo di persona. Era un po’ emozionata e voleva la dedica sul suo ultimo libro.
Anche lui la conosceva, si erano scambiati commenti sul blog. Ma Lia non immaginava che lui sapesse che era lei. Lia si crede invisibile. Lei pensa che le persone la dimentichino subito.
Lui era sulla porta e quando l’aveva vista arrivare le era andato incontro per accoglierla, da bravo padrone di casa.
“Grazie per essere venuta”
“Non potevo mancare, mi piace molto come scrive e l’ultimo libro è davvero geniale”.
“Grazie”
Qualche secondo di imbarazzo rimbalzò qua e là.  Lia abbassò lo sguardo, si sistemò i capelli e oltrepassò la soglia.
“Vado a prendere posto, dovrebbe arrivare anche una mia amica.”
“Mmm…grazie, anche io devo parlare con l’organizzatore dell’evento…grazie”
Lia era un po’ sorpresa. L’aveva riconosciuta? Se la ricordava? No, faceva così con tutti gli ospiti.
Roberta arrivò due minuti prima dell’inizio. La presentazione fu un successo, Lia era molto emozionata.
Al firma copie passo il libro all’autore che fece la dedica senza chiederle il nome.
-Grazie Lia, 20 aprile 2019 Pino-
L’aveva riconosciuta.
Mentre usciva aveva sentito l’amico che lo spronava: “ma la lasci andare via così?, ma fermala, chiedile se puoi offrirle un caffè, dai!, non stare lì impalato.”
“No, non posso complicarle la vita, sembra felice”. Lia si chiese a chi si riferissero i due e, incuriosita da quel gossip origliato per caso, lanciò un ultimo sguardo dalla soglia per capire di chi parlassero. La sala era piena di gente, un gruppetto di donne elegantissime si contendevano l’attenzione dell’autore ostentando confidenza nei suoi confronti ogniuna cercando di prevalere sull’altra per affermare la propria superiorità. Lui fingeva di ascoltarle, ma la sua attenzione andava altrove, fuori dalla stanza, giù dalle scale. Ora era già in strada che se ne andava a braccetto con l’amica sulla via del Corso in cerca di un bar per bere quel caffè che avrebbe voluto essere lui a pagare.

./. continua

M.B.

Tulipani GIALLI



Era una bella mattina di primavera.
Mi hanno svegliata le campane della messa delle nove e trenta. Avevo programmato di sistemare i fiori comprati al mercato del sabato.
Avevo trovato i giacinti. Adoro il profumo dei giacinti, mi piacciono quelli rosa e quelli viola. Pensavo di sistemarli nel vaso che tengo sul tavolino davanti alla portafinestra della camera da letto. Invece i tulipani li volevo mettere sul vaso d’angolo. Mi piaceva immaginare l’angolino tutto giallo con una corona di pratoline tutt’intorno.
Ero stata molto indecisa sui fiori da mettere nella lunga fioriera che sporge oltre il parapetto. Servivano piante che crescono a cascata e fioriscono tutta l’estate, alla fine ho preso i gerani parigini, ricordo che piacevano molto a mia mamma. Credo di averli presi in suo ricordo, quasi per volerla accontentare.
Lei ha sempre saputo. C’è una domanda che mi fece una volta e che mi riecheggia in mente ogni tanto, forse perché non ho ancora risposto. Mi chiese: a te chi ci pensa?, chi si prende cura di te?
Tu dormivi, non volevo svegliarti, ti eri agitato tutta la notte.
Sono scivolata fuori dal letto lentamente e come un rivolo d’acqua invisibile e silenzioso sono uscita dalla stanza. Ero diventata brava a fare l’ombra. Sapevo anticipare i tuoi umori e mi trasformavo in fantasma per non irritarti.
Certe giornate non finivano mai. A volte preferivo che ti sfogassi subito anche se avevo paura. Non riuscivo a prevedere quanta rabbia potevi scaricarmi addosso. Un paio di volte ho tenuto di morire. Ho sperato di morire.
Ho fatto la doccia e ho lavato i capelli. Che belli sono i miei capelli. Lunghissimi, biondi; mossi, ma non troppo. L’ideale per coprire i lividi, l’ideale per immobilizzarmi e tenermi ferma in ginocchio.
Ho fatto colazione con il caffè nero e qualche biscotto. Non c’è niente di più gradevole del profumo del caffé al primo mattino.
Ho avvolto i capelli in un asciugamano e indossato la tuta, ho messo i guanti di lattice e sono uscita a invasare le piante. Tempo qualche giorno avrei visto i primi colori, il profumo mi pareva di sentirlo già. Ammiravo il mio lavoro e mi immaginavo seduta sulla poltroncina di midollino a fumare una sigaretta o a sorseggiare un bicchiere di rosso, adoro il vino rosso. Ero molto soddisfatta.
Non ti ho sentito arrivare. Non ho capito neanche quando mi hai presa in braccio. Ti ho sorriso, ho accennato un bacio e sono volata giù dal quinto piano.
Perché? Che cosa ho fatto?
Ero così contenta.
Non vedrò sbocciare i tulipani.

M.B.

Le Ripetizioni- Giulio Mozzi – prime impressioni

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…dopo soli 3 capitoli …

Oggi niente TV.
Mi sono rifugiata sul vecchio divano, ho un nuovo libro da leggere. È l’ultimo libro di Mozzi, il suo primo romanzo, Le Ripetizioni. Lo leggo e ritrovo l’autore nella sua totalità, ritrovo il ritmo, lo stile, quel modo di penetrare nelle cose, di zummare i particolari nel tentativo di dare un nome a ogni gesto per poi demolirne il senso. Ma intanto che ti dice che nulla resta ha già impresso l’immagine nella mia mente e io so che quell’immagine resterà, così come sono rimaste tutte le immagini dei racconti già letti, alcune le ritrovo anche qui. Ed è confortante ritrovare pezzi di vite – di personaggi forse inventari, forse vissuti- già conosciute in letture precedenti. Da grande estimatore di Manzoni, Mozzi fa della sua letteratura una scrittura circolare, e fonde sapientemente realtà e invenzione consegnando al lettore nuove…

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Pensieri in libertà

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